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HomePage Associazione Gite e Manifestazioni 25/08/2008 (A)
Nel pomeriggio di lunedì 25 agosto 2008, i soci Pasquale Cantiello e Maximiliano Verde si sono diretti alla volta di Piscinola dove li aspettava il socio Salvatore Fioretto che aveva individuato nella zona della città Partenopea, un convento di Frati Francescani realizzato con carrozze ferroviarie.
La visita, infatti, scaturisce principalmente per accertare la presunta presenza di alcuni rotabili della vecchia Piedimonte che, da alcune fonti più o meno attendibili, risultavano essere state restaurate e donate ad un convento di clausura esistente allora a Napoli.
Il convento, raggiungibile tramite una stradina di campagna, sorge nella zona denominata del Frullone, appartenente al quartiere di Piscinola e molto vicina al bosco di Capodimonte. Circondato da una verdeggiante pineta, sorge in un luogo così tranquillo da far dimenticare al visitatore di trovarsi a due passi dalla caotica città, presentandosi bene a chi vuole incontrare il Signore.
D’accordi sull’ora e sul punto di incontro, anche se con un po’ di problemi per via delle scarse indicazioni stradali, la compagine casertana riesce a raggiungere il socio “indigeno”; eccitati dal pensiero di trovare a distanza di ben 32 anni le vetture storiche del vecchio amato trenino, il trio fa subito tappa al cancello dei Frati Francescani.
Appena fuori dal cancello, riportante la sigla FMR - Francescani Minori Riformati - gli sguardi vengono rapiti da una carrozza “Centoporte” a tre assi che fa bella mostra di in un piccolo cortile.
Molto “democraticamente” viene affidato al segretario (Maximiliano) di presentare il gruppo e così, dopo aver suonato al citofono, una voce tenue e pacata annuncia l’arrivo del frate guardiano. Ad accogliergli all’uscio viene Fra Agostino, un giovane ragazzo sulla trentina che con la sua semplicità e la sua gioia, fa subito sentire a loro agio gli amici e racconta la storia del convento e di come esso fu costruito. Difatti, un vecchio possidente della zona acquistò dalle Ferrovie dello Stato le vetture che erano destinate alla rottamazione e le donò ai frati, nel contempo, un altro benefattore concesse l’uso del suolo e, così, intorno al 1975, nacque il convento come lo vediamo oggi.
Il gruppo ascolta disincantato il racconto di Fra Agostino osservando la parte del convento aperta al pubblico… anche se il pensiero di tutti è concentrato sul chiedere notizie sulle vetture della “Piedimonte”. Amarezza e delusione sopravvengono quando appurano che nel convento esistono solo le “centoporte” e che oltre al quel luogo, non esiste in Campania nessun’altro convento costituito riutilizzando dei vecchi “carrozzoni”.
Nel frattempo, il piccolo gruppo del GAFA visita la “Centoporte”, sistemata su un pezzo di rotaie come se fosse pronta a partire per un bel viaggio. Trasformata in parlatoio, la carrozza si presenta ben tenuta, dipinta in livrea tutta castana (purtroppo mancavano del tutto qualsiasi tipo di marcatura), arredata in stile con riutilizzo di alcune panche preesistenti e con gli interni divisi in tre stanzette: una destinata alle confessioni, una come sala di attesa e una sala più grande sistemata con un lungo tavolo e sedie.
Un corridoio laterale in legno e una scaletta, permette l’agevole accesso alla struttura. Piccola curiosità che viene fatta notare da Pasquale e che un tubicino di servizio del convoglio (forse dell’aria compressa) è stato riutilizzato per alimentare gli ambienti con l’acqua potabile.
Fra Agostino illustra su una bacheca delle vecchie e sbiadite foto del resto del convento che mostrano altre vetture “centoporte”, non visitabili poiché site in zona di clausura.
Al termine della escursione, i tre soci visitano la cappella del convento, dedicata al Santissimo Sacramento, realizzata in una maniera molto semplice, ma suggestiva: in un capanno come se fosse una parte di un presepe, viene notata sull’altare alcune frasi di San Francesco che invitano all’adorazione.
Al momento del congedo, il segretario chiede sulla possibilità di ripetere l’esperienza con i frati in un prossimo futuro e Fra Agostino gradisce molto la richiesta fornendo i recapiti su una piccolo è gradito santino. Il “fraterno” saluto conclude la visita dei tre “esploratori” che, nonostante la piccola delusione di non aver trovato quello che cercavano, vanno via comunque soddisfatti e con una gioia nel cuore: avevano ripreso il “treno” del Signore dove a fare ritardo, sono sempre i passeggeri.
Pace e… treni.
Salvatore Fioretto
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