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Ricostruzione

Con gli anni cinquanta i territori attraversati dalla ferrovia cominciavano ad essere sempre più urbanizzati e questo comportò la creazione di ulteriori fermate lungo la linea: nascono le fermate di via Regina Margherita a Secondigliano, Aversa Ippodromo e San Marcellino; non era raro che i convogli fermavano anche presso le case cantoniere dei passaggi a livello.

Nel 1954 finalmente venne riconcesso l'esercizio alla CFMI che progettò la ricostruzione della Santa Maria Capua Vetere - Piedimonte d'Alife con delle variazioni al tracciato originale : a S.Maria Capua Vetere venne eliminata la tratta Sant'Andrea dei Lagni-Curti-S.Pietro-Anfiteatro (chiusa già nel 1943), raccordando la stazione di S.Angelo in Formis con quella delle FF.SS. (oggi R.F.I.) mediante il passaggio ad ovest della città; la nuova linea prevedeva inoltre l'aumento dello scartamento dei binari e l'elettrificazione (in seguito tralasciata) come quella della tratta bassa.

Nel 1955, l'aumento del traffico veicolare nell'area di Piazza Carlo III a Napoli, costrinse il Comune partenope a chiedere ed ottenere che il capolinea della ferrovia arretrasse allo Scalo Merci (progressiva Km 1+071), poichè l’attraversamento della ferrovia, intralciava spesso la circolazione delle autovetture. Così la stazione fu ubicata in Via Don Bosco (di fronte all’omonimo Istituto) dove venne costruita per l'occasione, una pensilina e un raddoppio di binario. Un servizio di bus navetta garantì inizialmente il collegamento fra questo capolinea e Piazza Carlo III.

Nel 1957, quando finalmente il Ministero dei Trasporti diede il via libera al CFMI dichiarando che "la ferrovia Santa Maria Capua Vetere - Piedimonte d’Alife era meritevole di ammodernamento", il progetto divenne esecutivo ma con l'obbligo che la trazione sarebbe dovuta essere Diesel anziché elettrica come richiesto al tempo dalla Società concessionaria.

Il 4 aprile 1963, un ALn880 condotta dal sig. Domenico Sansone, trasportando le più alte rappresentanze dell’epoca tra cui l’allora Presidente della Camera dei Deputati Giovanni Leone e il Ministro di Grazia e Giustizia Giacinto Bosco, inaugurò la "nuova" ferrovia.

Il 5 aprile 1963 entra in servizio ufficiale con appena 6 macchinisti la nuova tratta Santa Maria Capua Vetere–Piedimonte d’Alife, in parte realizzata su un nuovo tracciato, presentava caratteristiche ben diverse dalla vecchia: trazione diesel, scartamento ordinario di 1435mm, armamento con rotaie da 36 kg/m, curve di raggio minimo di 300m (80 nella precedente), pendenze contenute al massimo in 25‰. Vennero costruite anche nuove gallerie: la prima galleria venne realizzata tra la stazione di Triflisco e quella di Pontelatone; altre quattro vennero realizzate prima di Caiazzo. Furono realizzate anche nuove stazioni più idonee al nuovo servizio, mentre quelle esistenti furono vendute o abbattute.

La nuova tratta alta determinò la definitiva scissione della linea originaria che da questo momento non ebbero più alcuna connessione, se non la vicinanza delle stazioni per le coincidenze. Si crearono così tre tronchi:

1. Napoli Scalo Merci-Santa Maria Capua Vetere/Sant'Andrea dei Lagni (Km 34+854)
con trazione elettrica a corrente alternata monofase 11.000 V/25 Hz e scartamento ridotto (950mm)

2. Piedimonte d’Alife-Santa Maria Capua Vetere/F.S (Km 41+246)
con trazione Diesel e scartamento ordinario (1435mm)

3. Biforcazione–Capua (Km 3+328)
con trazione a vapore e scartamento ridotto (950mm)

La Piedimonte d’Alife-Santa Maria Capua Vetere/F.S, grazie all’interconnessione in quest’ultima stazione con la rete F.S., i treni provenienti da Piedimonte d’Alife continuano a svolgere servizio fino a Napoli, utilizzare la linea Cassino–Caserta–Cancello. Lo stesso dicasi per i treni in partenza da Napoli.

La Biforcazione–Capua sopravvisse per pochi anni ancora, venne chiusa e disarmata. La causa principale di tale chiusura fu dettata dalla mancanza di viaggiatori che preferivano prendere le corriere da S. Maria C.V. per Capua, dato che il tempo di viaggio si riduceva ad un terzo di quello impiegato dal "Ciuf Ciuf" (così era stato battezzato il treno a vapore dagli abitanti del luogo).
Per tredici anni le due tratte rimaste dell'Alifana, svolsero regolarmente il proprio servizio tra Piedimonte d’Alife e Napoli, seguendo ognuna un percorso diverso.

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