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La vecchia Tratta Bassa
Tante cose sono cambiate e accadute da quel lontano 30 marzo 1913, giorno in cui la prima elettomotrice percorse la prima tratta Napoli-S.Maria C.V.-Biforcazione-Capua. Tante vicende si sono alternate su questa ferrovia e nonostante ciò, il vecchio tracciato dell'Alifana bassa è in buona parte ancora presente ed è possibile ripercorrerla incontrando quasi tutte le stazioni dall'inconfondibile stile.
La ferrovia aveva origine da Piazza Carlo III, all'inizio di Via Foria dove è ancora possibile osservare la primitiva stazione capolinea che riporta tuttoggi la scritta originaria "Ferrovia Napoli - Piedimonte D'Alife" e quella più moderna di "Ferrovia Napoli - Piedimonte Matese"; rinnovata nel tempo, ospita ancora oggi parte di alcuni uffici dell'attuale Gestione Commissariale.
Il piano di stazione, oggi aiuole, era formato semplicemente da due binari che servivano per la sosta dei treni che espletavano il servizio viaggiatori. Da qui i binari si univano in uno solo e attraversava Piazza Carlo III° (dove oggi ci sono i giardinetti centrali) e, mantenendo la destra, si dirigeva in Via Don Bosco. Giunta all'altezza dell'attuale Istituto Don Bosco, la linea si portava sulla destra dove oggi sorge un parcheggio chiuso da un cancello sul quale è affissa la targa "Metrocampania Nord-Est": si tratta del vecchio Scalo Merci dove inizialmente si attestavano i treni merci dell'Alifana; dal 1955 divenne anche capolinea del servizio viaggiatori, essendo nel frattempo quasi scomparso il servizio merci. Ancora oggi si vedono gli edifici dello scalo trasformati in buona parte negli uffici di "Metrocampania Nord-Est".
Da qui la linea entrava in una breve galleria che sottopassava Via Don Bosco (l'imbocco è ancora visibile) per poi risalire verso la collina di Capodichino, sovrapassando Via Filippo Maria Briganti con un viadotto di cui sono ancora visibili due arcate. Continuando la salita, la linea sbucava su Viale Maddalena all'altezza di un mobilificio, nel cui parcheggio restano alcuni pali della linea aerea. Continuando verso Capodichino parallelamente a Viale Maddalena, la linea raggiungeva la stazione di Capodichino, realizzata negli anni '70 per fungere da capolinea provvisorio. Nei pressi restano solo alcuni pali della linea aerea e tracce del binario. La linea poi scavalcava Calata Capodichino con un ponte, ancora in loco, per dirigersi parallelamente al Corso Secondigliano dove era ubicata la stazione di Secondigliano, ultimo capolinea napoletano dell'Alifana bassa prima della chiusura del 20 febbraio 1976; oggi è una abitazione privata. Continuando sempre parallelamente al Corso Secondigliano, la linea attraversava Via Regina Margherita dove era ubicata una casa cantoniera, diventata col tempo fermata facoltativa; è ancora esistente ed è stata trasformata in abitazione privata.
Da qui la linea piegava leggermente verso Miano passando alle spalle del cimitero di questo quartiere (restano tracce visibili del binario) che portandosi sul lato sinistro di Via Don Guanella, giungeva fino alla stazione di Piscinola, dove oggi sorge l'attuale stazione della linea 1 della metropolitana napoletana.
Il percorso poi proseguiva portandosi verso Cupa Filanda, dove il tracciato si perde perché occupato da diverse abitazioni private. Lo si ritrova più innanzi con un sentiero che lambisce il deposito della linea 1 della metropolitana e attraversa la campagna per portarsi parallelamente a Via Santa Maria a Cubito fino ad attraversare Via Napoli, la strada che conduce a Mugnano. Qui era presente una casa cantoniera, ancora visibile che occasionalmente svolse il ruolo di fermata facoltativa. Continuando, la ferrovia ricalcava la parte terminale di Via Bivio e poi Via Giovanni Falcone; qui era ubicata la stazione di Marano che oggi non è più visibile. Con un'ampia curva il percorso si faceva parallelo a Corso Italia e con un lungo rettilineo, all'incrocio con la provinciale Mugnano-Calvizzano, toccava la stazione di Mugnano. La stazione è ancora visibile sebbene trasformata in abitazione privata. Lungo il percorso sono visibili diversi tratti di binario e alcuni pali della linea aerea.
Il percorso seguiva poi l'attuale Corso Europa fino ad attraversare la Circumvallazione Esterna. Aldilà la linea proseguiva nel comune di Villaricca seguendo l'attuale Via Domenico Fontana. Entrava poi nel comune di Giugliano, attraversando Via Di Vittorio (ove sono visibili tracce di binario) e Via Pirozzi, oltre la quale c’era la stazione di Giugliano, distrutta alcuni anni fa.
Uscita da questa stazione la linea attraversava Via Limitone, seguendo l'attuale Via Catullo, e Via Pozzo Nuovo fino all'attraversamento dell'importante Corso Campano dove è ancora visibile una casa cantoniera. Il percorso proseguiva parallelo all'attuale Via Primo Maggio e, salendo di quota, scavalcava Via Frezza con un ponte. Da qui la linea proseguiva nella campagna fino a giungere alla periferia di Aversa attraversando Via dei Cappuccini ove era presente una casa cantoniera, oggi distrutta. Successivamente lambiva l'ippodromo incrociando Viale Olimpico, qui una casa cantoniera fu trasformata nella fermata di Aversa Ippodromo, oggi distrutta. Il percorso seguiva poi l'attuale Via Leonardo Da Vinci (presenti ancora tracce di binari e pali della linea aerea) fino a giungere alla stazione di Aversa. Gli edifici della stazione, sebbene in cattivo stato, sono ancora visibili.
Dalla stazione di Aversa posta in curva, la linea si dirigeva verso sinistra e qui, oggi spesso trasformata in strada asfaltata, toccava i comuni ad ovest descrivendo un semicerchio intorno alla città normanna. Uscita così da Aversa, la linea seguiva l'attuale Via Toti fino alla stazione di Lusciano dove oggi è una abitazione privata. Poi la linea iniziava a curvare verso destra e proseguiva toccando Trentola-Ducenta, la cui stazione è oggi un luogo di culto. Da qui il percorso segue la Via Ex Alifana toccando la fermata di San Marcellino, ancora esistente e trasformata in bar. Successivamente la linea attraversava la statale Aversa-Casal di Principe dove era presente un casa cantoniera, sottopassava la linea ferroviaria Napoli-Roma, ed entrava in Frignano: qui era ubicata un'altra stazione. Poco prima della stazione troviamo ancora in sito uno dei reperti più curiosi della linea: un semaforo posto su un palo della linea aerea.
Il percorso dell'Alifana proseguiva poi portandosi a Casaluce, dove è ancora visibile la stazione tutta diroccata; qui il piazzale dei binari è stato trasformato in parcheggio. Da qui il percorso raggiungeva l'Appia ponendosi parallelamente a quest'ultima nel punto in cui era ubicata la stazione di Teverola (oggi privata abitazione). Proseguendo lungo l'Appia, la linea attraversava Via delle Fabbriche dove anche qui sono presenti resti di binari e pali della linea aerea; in questo punto sorgeva una casa cantoniera. I binari, dopo aver effettuato una piccola curva e controcurva per superara una casa cantoniera (oggi ristorante), raggiungeva il ponte in ferro a travata inferiore che scavalcava i Regi Lagni; questo ponte fu demolito e sostituito verso la metà degli anni ’80, in occasione degli interventi di ammodernamento, con uno in cemento armato. Oltrepassato il ponte, la linea incontrava la stazione di Regi Lagni (della quale non resta traccia) e poco più avanti attraversava l’Appia dove era presente un Passaggio a Livello con tanto di casello; in questo punto, chiamato Capo Spartivento, sta nascendo la stazione della nuova tratta bassa.
Continuando in linea rettilinea, la linea giungeva a Sant'Andrea dei Lagni toccando la stazione di Santa Maria Capua Vetere-Sant'Andrea dei Lagni, divenuta nel dopoguerra stazione terminale. La stazione è ancora oggi visibile e trasformata in abitazione privata. Da questa stazione si diramavano tre binari: due binari conducevano al deposito locomotive, del quale oggi non resta più nulla ad eccezione di quei venti metri di binario dove, sotto ad un mantello di erbacce, giaciono le carcasse dell'automotrice n.8 e della rimorchiata n.106; un binario curvava verso destra e proseguiva, fino alla seconda guerra mondiale, per Capua.
Lasciata la stazione di Santa Maria Capua Vetere, il binario saliva di quota fino a scavalcare la linea FS Napoli-Cassino-Roma per poi ridiscendere dalla parte opposta fino all'incrocio fra le attuali via Kennedy e via Melorio ove era ubicata la stazione di Curti, oggi scomparsa. La ferrovia, curvando leggermente verso sinistra, proseguiva attraversando Via Caserta fino a giungere alla stazione di Santa Maria città-San Pietro, anch'essa scomparsa. Seguendo quella che oggi è Via Don Sturzo, infine, si giungeva nell'area di Via Antonino Pio dove era presente la vecchia fermata di Anfiteatro. Da qui il percorso dirigendosi veso est, attraversava l'area dell’attuale piscina comunale, lambiva le mura della Manifattura Tabacchi fino a ricongiungersi a quello che poi sarà il percorso attuale.
Pochi chilometri oltre si giungeva a Biforcazione, dove la linea si divideva: la linea principale elettrificata, continuava con una stretta curva verso sinistra per Capua; l’altra, proseguiva rettilinea per Piedimonte Matese con trazione a vapore. Oggi non esiste più traccia di Biforcazione, ma solo un sentiero per circa un chilometro che segue il tracciato della vecchia linea. Una casa cantoniera, ancora esistente, era sulla strada per Sant'Angelo in Formis oltre la quale la linea entrava in Capua lambendo il fiume Volturno e giungendo alla stazione terminale, oggi abitazione privata, lungo Via del Pomerio.
Rosario Serafino e Maximiliano Verde
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